PPWR: le classi di riciclabilità degli imballaggi

Dal 2030 non basterà più dire che un imballaggio è “riciclabile”
Nel precedente articolo della Biblioteca Tecnica abbiamo affrontato il Design for Recycling, cioè il principio secondo cui un imballaggio deve essere progettato fin dall’origine tenendo conto di ciò che gli accadrà quando diventerà un rifiuto.



Il PPWR – Regolamento (UE) 2025/40 – compie però un passo ulteriore.
La riciclabilità non sarà soltanto una caratteristica genericamente attribuita a un imballaggio: verrà valutata e classificata.

Il Regolamento introduce infatti tre classi di prestazione:
A, B e C.

Al di sotto della classe C, l’imballaggio sarà considerato tecnicamente non riciclabile.

È un cambiamento importante perché trasforma progressivamente la riciclabilità da dichiarazione qualitativa a prestazione misurabile.


In breve

Il PPWR prevede che la riciclabilità degli imballaggi venga espressa attraverso tre classi:

  • Classe A: riciclabilità pari o superiore al 95%;
  • Classe B: riciclabilità pari o superiore all’80%;
  • Classe C: riciclabilità pari o superiore al 70%;
  • inferiore al 70%: imballaggio tecnicamente non riciclabile.

Dal 2030, secondo le tempistiche previste dal Regolamento, potranno essere immessi sul mercato gli imballaggi appartenenti alle classi A, B o C.

Dal 1° gennaio 2038, salvo le eccezioni previste dal Regolamento, la classe C non sarà più sufficiente: potranno essere immessi sul mercato soltanto imballaggi appartenenti alle classi A o B.

Ma attenzione: quelle percentuali non indicano semplicemente “quanta parte dell’imballaggio è fatta con materiale riciclabile”.

Il sistema è più articolato.


Cosa misura realmente la classe di riciclabilità

È facile interpretare la percentuale in modo troppo semplice.

Un imballaggio da 100 grammi contenente 95 grammi di carta, per esempio, non diventa automaticamente un imballaggio di classe A.

Il PPWR collega la classificazione ai criteri di Design for Recycling che dovranno essere definiti nel dettaglio dalla Commissione europea per le diverse categorie di imballaggio.

La valutazione dovrà quindi considerare non soltanto i materiali utilizzati, ma anche il comportamento dell’intero imballaggio nel processo di riciclo.

Tra gli aspetti rilevanti rientrano, per esempio:

  • la possibilità di separare i diversi componenti;
  • la capacità degli impianti di selezionare correttamente l’imballaggio;
  • l’efficienza dei processi di riciclo;
  • la presenza di componenti che possono interferire con il flusso di riciclo;
  • la qualità della materia prima secondaria ottenuta.

Il principio di fondo è semplice:

non conta soltanto ciò di cui è fatto l’imballaggio, ma quanto efficacemente i suoi materiali possono tornare a essere materia utilizzabile.


Le tre classi previste dal PPWR

L’Allegato II del Regolamento stabilisce le soglie che costituiscono la base del sistema.

Classe     Valutazione Design for Recycling
A     ≥ 95%
B     ≥ 80%
C     ≥ 70%
Tecnicamente non riciclabile     < 70%

La differenza fra una classe e l’altra può sembrare soltanto numerica.

Dal punto di vista industriale, invece, può diventare una vera specifica di progetto.

Classe A – almeno 95%

È il livello più elevato previsto dal sistema.

Per raggiungerlo, quasi tutto l’imballaggio deve risultare compatibile con i criteri di riciclabilità applicabili alla propria categoria.

Questo rende particolarmente importanti anche elementi apparentemente secondari: rivestimenti, adesivi, etichette, chiusure, inchiostri, accoppiamenti e altri componenti possono contribuire al risultato finale della valutazione.

Classe B – almeno 80%

L’imballaggio soddisfa comunque un livello elevato di riciclabilità, ma presenta caratteristiche che riducono la prestazione rispetto alla classe A.

Dal 2038 questa diventerà, in base alle disposizioni attuali del PPWR, la classe minima ammessa per l’immissione sul mercato, salvo le deroghe previste dal Regolamento.

Classe C – almeno 70%

Rappresenta il livello minimo inizialmente accettabile.

Un imballaggio in classe C è considerato riciclabile ai fini del PPWR nella prima fase di applicazione del sistema, ma si trova nella fascia destinata a essere progressivamente esclusa.

Dal 1° gennaio 2038 gli imballaggi di classe C non potranno più essere immessi sul mercato, salvo i casi specificamente esclusi o disciplinati diversamente dal Regolamento.

Sotto il 70%

Al di sotto della soglia del 70%, l’imballaggio viene classificato come tecnicamente non riciclabile.

E questa distinzione avrà conseguenze concrete: secondo il calendario previsto dal PPWR, tali imballaggi non potranno essere immessi sul mercato una volta divenuti applicabili i requisiti di riciclabilità.


2030, 2035, 2038: tre date da distinguere

Uno degli aspetti più importanti del PPWR è che il sistema non entra in funzione tutto nello stesso momento.

Dal 2030: Design for Recycling

La prima valutazione sarà basata sui criteri di Design for Recycling.

La Commissione dovrà adottare entro il 1° gennaio 2028 gli atti delegati necessari a stabilire i criteri dettagliati e le modalità di classificazione per le diverse categorie di imballaggio.

Il Regolamento prevede inoltre meccanismi temporali legati all’entrata in vigore di tali atti: il 2030 va quindi considerato come riferimento normativo, non come una data isolata dal calendario degli atti attuativi.

Dal 2035: non basta essere progettati bene

Qui entra in gioco un secondo concetto fondamentale:

recycled at scale, cioè “riciclato su scala”.

Il PPWR distingue infatti due domande molto diverse.

La prima è:

Questo imballaggio è tecnicamente progettato in modo da poter essere riciclato?

La seconda è:

Quando diventa rifiuto, viene effettivamente raccolto, selezionato e riciclato su scala sufficiente?

Un imballaggio può quindi essere teoricamente ben progettato per il riciclo, ma appartenere a un flusso per il quale non esiste ancora una capacità di riciclo sufficientemente diffusa.

Il PPWR vuole progressivamente considerare entrambe le dimensioni.

Dal 2038: la classe C esce dal mercato

Dal 1° gennaio 2038 la soglia si alza ulteriormente.

Gli imballaggi dovranno raggiungere almeno la classe B.

In termini di Design for Recycling significa una prestazione pari o superiore all’80%.

La classe C, pur rappresentando una riciclabilità almeno del 70%, non sarà più sufficiente per l’immissione sul mercato.


Non esisterà una sola regola valida per tutti gli imballaggi

Un altro punto importante riguarda il modo in cui verranno costruiti i criteri.

Il PPWR suddivide gli imballaggi in categorie e materiali differenti.

Tra questi troviamo, per esempio:

  • vetro;
  • carta e cartone;
  • cartone per liquidi;
  • acciaio;
  • alluminio;
  • PET rigido;
  • PE e PP rigidi;
  • film e imballaggi flessibili;
  • polistirene e altri materiali plastici;
  • legno e sughero;
  • altri materiali.

Questo è essenziale per comprendere il sistema.

Un astuccio in cartoncino, un sacchetto flessibile multistrato, una bottiglia in PET e una lattina di alluminio non possono essere valutati nello stesso modo.

Hanno processi di raccolta, selezione e riciclo differenti.

I criteri tecnici dovranno quindi essere definiti per categoria di imballaggio e in funzione del materiale predominante.


Perché interessa direttamente stampatori e converter

A prima vista la classificazione potrebbe sembrare un problema del produttore dell’imballaggio o del soggetto che lo immette sul mercato.

In realtà coinvolge l’intera catena di progettazione e produzione.

Consideriamo un imballaggio relativamente semplice.

Potrebbe essere composto da:

  • supporto principale;
  • inchiostri;
  • vernici;
  • coating;
  • adesivi;
  • etichette;
  • finestre;
  • laminazioni;
  • chiusure;
  • eventuali elementi barriera.

Ogni scelta risponde normalmente a una necessità: protezione del prodotto, resistenza, macchinabilità, estetica, conservazione, sicurezza o comunicazione.

Con il PPWR occorre aggiungere un’altra domanda:

che effetto avrà questa scelta sulla classe di riciclabilità dell’imballaggio?

Una soluzione tecnicamente eccellente dal punto di vista produttivo potrebbe risultare meno favorevole sotto il profilo del riciclo.

Viceversa, eliminare indiscriminatamente un componente per migliorare la riciclabilità potrebbe compromettere la funzione primaria dell’imballaggio.

Il problema diventa quindi un esercizio di equilibrio progettuale.


Dal materiale alla distinta tecnica dell’imballaggio

Questa evoluzione normativa porta con sé una conseguenza organizzativa meno evidente.

Per conoscere la riciclabilità di un imballaggio occorre sapere come è fatto realmente.

Non basta più una descrizione generica come:

“scatola in cartone”

oppure:

“busta plastica”.

Diventano importanti la composizione, i componenti, i materiali accessori e le loro caratteristiche.

Per molte aziende questo significa trasformare informazioni oggi distribuite fra preventivi, schede tecniche, ordini, specifiche del cliente e conoscenze degli operatori in dati strutturati associati al prodotto.

La riciclabilità, in altre parole, non riguarda soltanto il laboratorio o l’ufficio qualità.

Riguarda anche la gestione dell’informazione tecnica.


Un esempio semplificato

Immaginiamo due confezioni destinate allo stesso prodotto.

Entrambe svolgono correttamente la propria funzione ed entrambe utilizzano prevalentemente lo stesso materiale.

La prima utilizza componenti, adesivi e finiture facilmente compatibili con il relativo processo di riciclo.

La seconda introduce invece una combinazione di materiali o trattamenti che rende più difficile la separazione o riduce la quantità di materiale recuperabile con sufficiente qualità.

Dal punto di vista commerciale potrebbero essere considerate due varianti dello stesso tipo di confezione.

Dal punto di vista del PPWR potrebbero ottenere classi di riciclabilità differenti.

Questo è il passaggio culturale più importante.

La riciclabilità diventa una caratteristica tecnica del prodotto, proprio come possono esserlo grammatura, spessore, resistenza o prestazioni barriera.


Attenzione: una parte delle regole deve ancora essere definita

È importante evitare un equivoco.

Le classi A, B e C e le relative soglie sono già stabilite dal PPWR.

Non sono invece ancora definiti tutti i criteri tecnici dettagliati necessari per calcolare concretamente la classe di ogni tipologia di imballaggio.

Il Regolamento affida alla Commissione europea il compito di adottare gli atti delegati e gli atti di esecuzione necessari.

Questo significa che oggi è possibile conoscere l’architettura del sistema, ma non costruire autonomamente una formula universale che permetta di attribuire con certezza la futura classe PPWR a qualsiasi imballaggio.

È una distinzione importante.

Prepararsi alla normativa significa organizzare materiali, specifiche e informazioni tecniche; non significa anticipare criteri che il legislatore deve ancora completare.


Cosa possono iniziare a fare le aziende

Anche senza attendere tutti gli atti applicativi, alcune attività sono già ragionevoli.

Per esempio:

  1. censire le principali famiglie di imballaggi prodotti;
  2. identificare materiali e componenti utilizzati;
  3. verificare dove vengono impiegate strutture multimateriale;
  4. individuare coating, adesivi, laminazioni e altri elementi potenzialmente critici;
  5. collegare queste informazioni alle specifiche tecniche dei prodotti;
  6. seguire l’evoluzione dei criteri europei di Design for Recycling;
  7. coinvolgere clienti e fornitori quando una modifica progettuale richiede informazioni lungo la filiera.

Non si tratta necessariamente di riprogettare subito tutto il catalogo.

Si tratta innanzitutto di sapere cosa contiene il catalogo.

Ed è spesso questo il primo problema da risolvere.


Conclusioni

Con le classi A, B e C il PPWR introduce un principio destinato ad avere effetti importanti sulla progettazione degli imballaggi.

La riciclabilità diventa progressivamente una prestazione tecnica classificata, non una caratteristica genericamente dichiarata.

Dal 2030 entreranno in gioco le classi basate sul Design for Recycling; dal 2035 acquisterà peso anche la capacità dell’imballaggio di essere effettivamente riciclato su scala; dal 2038 la classe C non sarà più sufficiente per l’immissione sul mercato.

Per stampatori, cartotecniche e converter la conseguenza più interessante non riguarda soltanto i materiali.

Riguarda i dati.

Per dimostrare e gestire le caratteristiche ambientali di un imballaggio sarà sempre più necessario conoscere con precisione cosa è stato prodotto, con quali materiali, con quali componenti e secondo quali specifiche.

Il PPWR sta quindi trasformando la riciclabilità da concetto ambientale a parametro tecnico dell’imballaggio.

Ed è probabilmente questa trasformazione, più delle singole percentuali, quella destinata a incidere maggiormente sui processi aziendali.


Riferimenti normativi

  • Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR).
  • Articolo 6 – Imballaggi riciclabili.
  • Allegato II – Categorie di imballaggio e classi di prestazione di riciclabilità.
  • Tabella 3 dell’Allegato II – Classi A, B e C e relative soglie.

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