Il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) nasce da un obiettivo che è difficile non condividere: ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi, favorire l’economia circolare e rendere più efficiente l’utilizzo delle risorse.
Il punto, tuttavia, non riguarda le finalità del provvedimento, bensì il contesto economico nel quale esso produrrà i suoi effetti.

L’industria europea attraversa una fase complessa. Il costo dell’energia rimane significativamente più elevato rispetto a quello di molti concorrenti internazionali; la competitività manifatturiera è sotto pressione; numerosi comparti registrano una contrazione degli investimenti e il tema della deindustrializzazione è ormai entrato stabilmente nel dibattito economico e politico europeo.
In questo scenario, ogni nuovo obbligo regolatorio dovrebbe essere valutato non solo per i benefici ambientali attesi, ma anche per il suo impatto sulla capacità competitiva delle imprese.
È proprio sotto questo profilo che il PPWR suscita alcune perplessità.
L’adeguamento ai nuovi requisiti comporterà, per molte aziende, la revisione degli imballaggi, l’aggiornamento della documentazione tecnica, nuove verifiche di conformità, una più stretta collaborazione con i fornitori e, in molti casi, il ricorso a competenze specialistiche. Si tratta di attività che rappresentano un costo economico e organizzativo tutt’altro che trascurabile.
Il regolamento prevede alcune deroghe per le microimprese, soprattutto in materia di riutilizzo. Tuttavia, tali esenzioni rimangono circoscritte e non incidono sugli obblighi principali di conformità tecnica e documentale che continueranno a gravare sulla maggior parte degli operatori economici.
È qui che emerge una questione spesso sottovalutata.
Una grande impresa dispone normalmente di strutture dedicate agli affari regolatori, alla compliance, alla qualità e alla sostenibilità. Può distribuire i costi di adeguamento su grandi volumi produttivi e beneficiare di economie di scala che riducono l’incidenza dei nuovi adempimenti.
Una micro o piccola impresa, invece, difficilmente dispone delle stesse risorse. Nella maggior parte dei casi gli adempimenti ricadono direttamente sull’imprenditore o su un’organizzazione già fortemente impegnata nella gestione quotidiana dell’attività. Il costo assoluto può anche essere inferiore, ma il peso relativo sull’organizzazione aziendale è spesso molto più elevato.
Il rischio, quindi, non è che il PPWR favorisca intenzionalmente le grandi imprese. Piuttosto, è che produca questo effetto come conseguenza indiretta della diversa capacità organizzativa e finanziaria degli operatori economici.
È una differenza sostanziale.
Le politiche pubbliche non si valutano esclusivamente sulla base delle loro intenzioni, ma anche attraverso gli effetti concreti che generano nel contesto in cui vengono applicate.
Per questo motivo sarebbe stato opportuno accompagnare una riforma di questa portata con strumenti di semplificazione amministrativa più incisivi, una maggiore gradualità nell’attuazione e misure specifiche a sostegno delle micro e piccole imprese, che costituiscono la struttura portante del sistema produttivo italiano ed europeo.
La sostenibilità ambientale rappresenta una priorità strategica e non può essere messa in discussione. Ma, affinché la transizione sia realmente sostenibile, deve esserlo anche dal punto di vista economico.
Diversamente, il rischio è quello di imporre oneri che le grandi imprese possono assorbire con relativa facilità, mentre le realtà di minori dimensioni sono costrette a sostenere costi proporzionalmente molto più elevati. Un esito che, in una fase già caratterizzata da tensioni sui costi energetici, perdita di competitività e crescente pressione internazionale, rischia di indebolire ulteriormente il tessuto produttivo europeo, soprattutto quello basato sulle PMI.
Non è necessario attribuire alla Commissione europea intenzioni che non possono essere dimostrate. La storia giudicherà le intenzioni.
La politica economica, invece, deve essere valutata per la capacità di leggere il presente e di prevedere gli effetti delle proprie decisioni. Ed è proprio sotto questo profilo che il PPWR lascia aperti interrogativi rilevanti: non tanto per gli obiettivi che si propone di raggiungere, quanto per la limitata attenzione dedicata alle condizioni economiche nelle quali tali obiettivi dovranno essere perseguiti.
