Diciamo subito che non parliamo di cucina, anche se tradizionalmente nella nostra zona (tra Bologna, Modena e Ferrara) la rana è servita a tavola in vari modi, con viva soddisfazione dei commensali.

Parliamo invece di uno dei rischi cui incorre chi gestisce un’azienda o uno dei suoi reparti:  quello di capitolare sotto la legge della rana bollita (*).

Spieghiamo l’arcano. È inutile dire che se una rana cade in un pentolone colmo d’acqua bollente, salterà subito fuori (o cercherà di farlo)  con tutte le sue forze. Non così invece se l’acqua è tiepida e se la sua temperatura è piacevole, anche se sotto il fuoco è acceso (magari non troppo alto).

Lentamente la temperatura dell’acqua aumenta. La rana non se ne accorge quasi, finché si rende conto che qualcosa non va, ma si adegua alla nuova situazione, sperando che passi.

Quando la situazione diventa insostenibile la rana ormai ha perso le forze e non riesce più a reagire, finendo quindi bollita.

Ora, cosa ci dice tutto ciò? L’analogia rana/azienda è esatta, ma non vogliamo qui parlare degli ovvi e conosciuti fattori esterni, come ad esempio il mercato, quanto di fattori interni: quelle piccole cose che si accettano proprio perché sono – in apparenza – piccole, ma che si accumulano un po’ alla volta, fino a quando diventa troppo tardi per porvi rimedio.

Solo alcuni spunti: la redditività dei clienti, ovvero i clienti per i quali spendiamo anziché guadagnare (non per colpa loro, ovviamente); le lavorazioni interne dove si verificano più errori (aggiornamento delle macchine e/o migliore istruzione all’operatore); gli errori di produzione che si ripetono sullo stesso lavoro (era stato indicato in commessa la volta precedente?); i fornitori che ci danno più problemi (per consegne e qualità); le macchine che non lavorano quanto dovrebbero, non contribuendo così alla copertura delle spese generali; i venditori con errori di produzione ricorrenti (non ci sarà un difetto nel passaggio delle informazioni?); gli eccessi di produzione non accettati dal cliente, quindi nella migliore delle ipotesi tenuti per la prossima volta, se arriverà e se non ci saranno modifiche; i tempi di consegna al cliente non rispettati (non è un costo tangibile, ma concausa di perdita del cliente); i fermi macchina sempre per lo stesso motivo (magari su turni diversi, con conseguente mancato passaggio di informazione); le lastre che non durano quanto dovrebbero; la solita cinghia che si rompe sempre una settimana prima della manutenzione programmata;  la velocità di stampa che cala di “soli” 4000 giri/ora con la carta della stessa cartiera.

Questi sono solo alcuni esempi di aree dove si possono celare piccoli o grandi problemi, che all’inizio non vengono quasi notati (non singolarmente, ma come segnale di allarme di fenomeni che possono diventare endemici), ma che perdurando nel tempo possono divenire difficili da risolvere e debellare, senza contare che sono causa di ricorrenti  costi nascosti.

Non stiamo parlando quindi del miglioramento “buono”, quello cioè che porta a fare meglio ciò che oggi si fa bene, ma a quello di “sopravvivenza”, che vuol dire fare bene ciò che (senza saperlo) si fa male.

Nel nostro piccolo, pensiamo di aver contribuito al miglioramento della gestione dei nostri clienti, producendo strumenti che permettono la verifica di svariati aspetti, produttivi e commerciali, della loro azienda.

Abbiamo ingaggiato quindi Simone Balducci, un giovane e promettente designer, per creare l’immagine delle nuove schermate di caricamento dei nostri programmi (in gergo tecnico splash screen), con le quali abbiamo voluto veicolare questo concetto in modo piacevole, ma non banale.


Simone Balducci  su LinkedInInstagramArtStation

 


(*) Per i puristi diciamo (o sveliamo) che non esiste una legge economica della rana bollita (anche se siamo dell’idea dovrebbe esserci!). Esiste invece un ‘principio della rana bollita’ utilizzato dal filosofo Noam Chomsky, che abbiamo ripreso e adattato alla nostra spiegazione.